Virtual Currency e New York State Department of Financial Services: alcune Q&A

Il 28 luglio scorso ho affrontato, in un post alquanto critico su questo blog, la bozza di regolamento del New York State Department of Financial Services (NYSDFS), con il quale si vorrebbe definire un sistema di regole volte a disciplinare l’attività di emissione, vendita, scambio di monete virtuali.

Quella proposta ora sta prendendo forma e il NYSDFS è impegnato in una serie di discussioni con gli operatori del settore.

Il 14 Ottobre 2014 la Benjamin N. Cardozo School of Law ha organizzato una tavola rotonda nell’ambito dei suoi Tech Talks sul tema delle valute virtuali affrontando il delicato tema della cosiddetta “BitLicense” ora in discussione.

Il relatore principale della proposta di regolamento, Benjamin Lawsky, sovrintendente del NYSDFS, ha parlato in generale della moneta virtuale e ha risposto alle domande rivolte dal pubblico presente nella sala dell’Università di Legge americana.

Tra le domande rivolte al soprintendente meritano sicuramente cenno le seguenti:

1) Il nuovo regolamento sarà applicabile anche a quelle società affiliate tra loro ma distinte giuridicamente e con sede legale al di fuori dello stato di New York?

Risposta: Attualmente il sistema di norme dello Stato di New York che regolamenta le società di assicurazioni è applicabile sia a quelle società che abbiano sede nello stato di New York, sia a quelle società affiliate che, ancorché con sede al di fuori di questo stato, sono legate ad una capogruppo (holding) con sede qui. Stesso trattamento dovrebbe essere assicurato a quegli operatori che intendono avviare una attività nel settore delle criptovalute.

2) Il NYSDFS renderà pubblici i commenti e le osservazioni ricevute in relazione alla bozza di regolamento?

Risposta: Il NYSDFS intende rendere pubblici i commenti al termine delle consultazioni.

3) Il NYSDF ha considerato la possibilità che un sistema automatizzato supporti l’evoluzione e applicazione del regolamento sulla BitLicense?

Risposta: Non c’è stata ancora una proposta definitiva su un sistema automatizzato ma questa è una soluzione che dovrebbe essere presa in considerazione.

4) Se qualcuno utilizza le monete virtuali in un modo che non possa essere considerato scambio a puri fini speculativi o commerciali, tale attività può essere considerata soggetta al regolamento sulla BitLicense?

Risposta: Se non c’è alcuna rilevanza economica nello scambio evidentemente il regolamento non troverà applicazione. Tuttavia, considerato il meccanismo su cui si basa l’interscambio e le transazioni, è altamente improbabile che non ci sia una seppur minima rilevanza economica dell’operazione.

5) La BitLicense sarà adottata anche in altri Stati?

Risposta: Il NYSDFS è in stretto contatto con le autorità finanziarie di altri stati e con gli organi federali ed è comunque estremamente cauta nel redigere le nuove regole sulle modalità di creazione e circolazione di monete virtuali, poiché è ben consapevole di essere tra le prime autorità ad occuparsi della questione e quindi sarà sicuramente un punto di riferimento per altre autorità statali e per gli organi federali interessati dall’argomento.

6) Quanto pervasivo ritiene possa essere il Bitcoin come sistema di scambio?

Risposta: Innanzitutto deve necessariamente stabilizzarsi il suo valore. Il prezzo del Bitcoin è estremamente volatile proprio perchè non è molto diffuso in questo momento. Molti commercianti avvertono questa volatilità reagendo con una immediata conversione del Bitcoin in valuta avente corso legale (fiat).

7) Cosa possono fare le piccole startup di fronte agli enormi costi burocratici conseguenti i diversi adempimenti legali e amministrativi imposti dal nuovo regolamento sulle monete virtuali?

Risposta: Questa è una delle domande più importanti che si è posto il NYSDFS nella sua ricerca di un equilibrio tra regolamentazione delle monete virtuali e innovazione, al fine di evitare l’inibizione dello sviluppo di questo strumento innovativo. A tal fine il NYSDFS sta considerando una corsia preferenziale per le startup che si occupano di monete virtuali e non hanno gli strumenti finanziari per osservare gli adempimenti legali e amministrativi previsti nel regolamento.

8) E’ prevista una collaborazione tra NYSDFS e forse di polizia, FBI o simili per implementare il regolamento e sanzionare coloro che non rispettano le norme ivi contenute?

Risposta: Il NYSDFS valuterà caso per caso quale agenzia statale o governativa o organo contattare per perseguire coloro che violano le norme del regolamento. Il NYSDFS è consapevole che il principio cosiddetto “Know your Customer” è sicuramente utile per individuare quei sogetti che utilizzano il servizio per scopi criminali, ma nello stesso tempo il suo impianto regolamentare può impattare negativamente sull’evoluzione del settore.

Commenti

A fronte di domande interessanti, leggiamo risposte vaghe e imbarazzate.

Se avevo qualche dubbio sulle finalità di questo regolamento o sulla competenza di chi lo redige, bene, grazie a queste Q&A del prezioso Tech Talk alla Cardozo University, ora è stato fugato.

Il Regolamento cosiddetto BitLicense ha una sola esclusiva conseguenza: impattare negativamente sullo sviluppo delle monete virtuali rallentando la diffusione.

Rallentandola. Non fermandola.

Non è chiaro a mio avviso se tale impatto negativo sia voluto ma non è certo questa la sede per questa valutazione.

E’ interessante invece notare la terminologia utilizzata dal soprintendente Lawsky. Alla domanda n. 6, ad esempio (“quanto ritiene può essere pervasivo il bitcoin come strumento di scambio”), Lawsky non parla di valore del Bitcoin ma di prezzo. Non sembra che tale parola sia casuale. Infatti parlando di prezzo si allontana il concetto di Bitcoin come moneta e lo si riporta alla figura commodity. Il Bitcoin è una cosa (cosa bene non lo chiarisce) che ha un prezzo. Un prezzo molto variabile.

L’affondo poi al Bitcoin viene fatto quando si dice che gran parte della volatilità del prezzo è dipeso dalla sua attuale limitata diffusione e questo porta gran parte dei commercianti che vendono in BTC ha convertire immediatamente in moneta avente corso legale.

Avrei tanto voluto essere li tra gli studenti della Cardozo School of Law per chiedere al nostro amico soprintendente quali sono esattamente le sue fonti che lo informano sulla “limitata diffusione” e che cosa intende per limitata diffusione.

Ieri 27 ottobre, ad esempio, ci sono state circa 90.000 transazioni per un controvalore di circa 50 milioni di dollari. Questo solo ieri.

Dal gennaio 2009 ad oggi il numero delle transazioni in BTC e il controvalore è impressionante, come è impressionante la curva di crescita senza sosta.

Anche le altre risposte lasciano perplessi.

Si sostiene che il regolamento sarà applicabile anche alle società affiliate ad una holding con sede a New York, anche se le affiliate hanno una loro autonoma struttura giuridica con sede al di fuori dello Stato di New York. Credo che sul punto il soprintendente debba analizzare meglio alcuni temi di diritto internazionale privato anche se in effetti gli americani non sono molto abituati a tenerne conto.

Alla domanda n. 3, il soprintendente dimostra tutta la sua astuzia politica.

Infatti di fronte ad una domanda estremamente precisa e interessante riferita alla possibilità di integrare sistemi automatizzati per gestire e implementare il regolamento sulle monete virtuali, Lawsky risponde vagamente dicendo che si è parlato dell’argomento ma che non è stata fatta alcuna proposta definitiva (che vuol dire?) e che il sistema di automazione è un argomento che dovrebbe essere preso in considerazione. Un bel condizionale di fronte ad un regolamento ormai prossimo alla sua entrata in vigore.

Anche la riposta alla domanda 4 lascia perplessi. Si parla di rilevanza economica di ogni operazione. E’ quindi evidente l’intento del NYSFDS di assoggettare ogni attività connessa alle monete virtuali al regolamento in fase di applicazione. E ciò in linea con quanto stabilito nel marzo 2014 dal FinCen (Il Fiancial Crimes Enforcement Network) con delle linee guida in tema di responsabilità delle persone che usano, scambiano o trasmettono monete virtuali.

Ed infine la domanda che più mi interessa e che avrei fatto anche io, la n.7: “Cosa possono fare le piccole startup di fronte agli enormi costi burocratici conseguenti i diversi adempimenti legali e amministrativi imposti dal nuovo regolamento sulle monete virtuali?”.

La risposta, ancora una volta, è un esempio di equilibrismo e astuzia politica. Si parla di corsie preferenziali (Safe Harbor) per queste piccole realtà imprenditoriali ma questo signore non si rende conto che sono proprio le startup a creare il fenomeno. O forse lo sa benissimo e una eccessiva regolamentazione, imponendo costi legali, assicurativi e amministrativi rilevanti alle aziende operanti nel settore delle monete virtuali, non fa altro che favorire le grosse realtà bancarie e assicurative che in un modo o nell’altro vogliono gestire il fenomeno evitando quindi il più grande dei problemi per organi statali e federali americani: la decentralizzazione del sistema di produzione della moneta.

Attendiamo l’inesorabile entrata in vigore del regolamento.

Avv. Massimo Simbula