Link a pagamento in Spagna

Continua la rassegna di deprecabili norme nazionali e internazionali che si occupano di internet o di processi innovativi

Dopo aver letto gli assurdi regolamenti italiani sull’equo compenso (caso SIAE trattato diffusamente dal Collega Guido Scorza), le norme AGCOM sulla violazione del copyright (trattato in questo blog), l’incomprensibile (almeno giuridicamente) regolamento sulle licenze per la commercializzazione di monete virtuali nello Stato di New York visto di recente su questo blog, ecco arrivare in Spagna una  legge che introduce il cosiddetto “canone AEDE”,  ma che è già stata soprannominata “tassa Google” (tasa Google) dalla stampa spagnola.

Essa introduce il diritto a favore degli editori di ottenere il pagamento di royalty da qualsiasi sito che offra link a propri contenuti con “una descrizione significativa” del lavoro cui si è indirizzati. A spingere verso questa misura, in particolare, la collecting societyspagnola da cui prende il nome, AEDE: a nulla sono valse le proteste degli osservatori e le osservazioni presentate da Google già a febbraio.

Blog e aggregatori di notizie, che conterranno link da una fonte ad aggiornamento periodico potranno essere sottoposti al nuovo dazio.

Operazione già portata avanti in Francia e Germania per far ottenere ai giornali in crisi di introiti nuova linfa da Google News e gli altri operatori online. Il Governo, infatti, ha già specificato che la misura non riguarderà tutti quei link e quei commenti ospitati da social network come Twitter e Facebook, ma per il resto non ha specificato da chi sarà dovuto tale pagamento: così com’è stato partorito il canone AEDE appare poter riguardare anche i motori di ricerca in generale e siti come Digg e Reddit (che però potrebbero rientrare nella definizione di social network).

Tra le questioni non chiarite dalla legge spagnola si evidenziano quelle relative alle royalty dovute e in particolare al loro ammontare ed ai criteri di maturazione.

Nella legge si parla poi di  ”descrizione significativa” del contenuto senza però chiarire l’estensione del concetto di “significativa”.

 

Sono poi previste multe fino a 300.000€ e la gestione degli incassi viene affidata al CEDRO (Centro Espanol de Derechos Reprográficos), il quale, in ossequio ai principi del buon Torquemada, è anche l’arbitro di eventuali dispute relative a tali sanzioni.

Lo stato confusionale non è solo un problema italiano.