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Le cryptovalute sono commodities: una importante sentenza in materia di ICO della Corte del Massachusetts negli Stati Uniti.

  • October 5th, 2018
  • Massimo
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Il 3 ottobre 2018 e’ stata pubblicata la decisione del Giudice della Corte Distrettuale del Massachusetts Rya W. Zobel, in relazione al caso My Big Coin con la quale si è stabilito che le cryptovalute sono da considerarsi a tutti gli effetti al pari di una commodity e che pertanto la Commodity Futures Trading Commission (CFTC) ha piena competenza ad indagare in merito.

Ma cosa sono le commodities e quali sono le conseguenze a cui vanno ora incontro coloro che organizzano una ICO negli Stati Uniti?

Le commodities

In estrema sintesi, e per semplificare ai fini del presente articolo, con commodity si intende un bene fungibile offerto sul mercato e che avrebbe le medesime caratteristiche indipendentemente da chi lo produce.

In italiano potrebbe essere definito “bene indifferenziato” e il termine inglese deriva dal francese commodité.

Una commodity deve essere facilmente immagazzinabile e conservabile nel tempo, cioè non perdere le caratteristiche originarie.

Le commodity possono costituire un’attività sottostante per vari tipi di strumenti derivati, in particolare per i futures. Una delle caratteristiche di una commodity è che il suo prezzo viene determinato dal mercato. Generalmente le commodity sono prodotti agricoli o prodotti di base non lavorati come l’oro, il sale, lo zucchero e il caffè.

Cosa è la CFTC.

La Commodity Futures Trading Commission (CFTC), fondata nel 1974, è la Commissione del Commercio in Futures sulle materie prima degli Stati Uniti. E’ un’agenzia federale indipendente.

La sua sede principale si trova a Washington e fra i suoi obiettivi vi è la protezione degli investitori dalla manipolazione, dalle truffe e dalle pratiche di trading abusive.

La CFTC è composta da cinque commissari approvati dal Senato.

I contratti futures sulle materie prime agricole (commodities) si trovano in commercio negli Stati Uniti da più di 150 anni e sono stati oggetto di regolamentazioni federali sin dal 1920.

Nel 1974, quando venne formata la CFTC (Commodity Futures Trading Commission) attraverso la promulgazione della legge “Commodity Futures Trading Commission Act”, firmata dal presidente Gerald Ford, gran parte del commercio dei futures veniva effettuato nel settore agricolo. Con il passare degli anni, l’industria dei futures si è convertita in un settore molto complesso.

La Commodity Futures Trading Commission (CFTC) è un’agenzia indipendente con poteri superiori rispetto alla precedente “Commodity Exchange Authority”.

La sentenza sul caso “My Big Coin”

L’inquadramento delle cryptovalute come commodities prende le mosse da un caso relativo ad un progetto ICO denominato “My Big Coin”.

Nella descrizione in fatto della sentenza in commento, si può evincere come il lancio di My Big Coin sia stato accompagnato da dichiarazioni false e ingannevoli (“My Big Coin ha come sottostante l’oro” – “My Big Coin è disponibile in numerosi exchanges” – “My Big Coin è acquistabile dovunque accettino mastercard”, ecc.)

Personalmente, non avevo mai sentito parlare prima del progetto e non sono sicuro se abbia mai ricevuto così tanta attenzione nel mondo delle crypto.

Tuttavia, ha sicuramente ricevuto sufficiente attenzione per finire sui radar della CFTC la quale ha ritenuto appropriato investigare i fondatori del progetto e perseguirli penalmente.

In realtà i fondatori di questa moneta, avevano il pieno controllo della stessa e, al fine di rendere credibile l’andamento della sua valutazione, simulavano rialzi e ribassi della cryptovaluta attraverso una presunta manipolazione delle transazioni.

La raccolta tramite ICO avrebbe portato nelle tasche dei suoi fondatori 6 milioni di dollari.

Il Governo degli Stati Uniti, per il tramite della CFTC, ha avviato una azione nei confronti di My Big Coin e dei suoi fondatori sulla base della Section 6(c)(1) del Commodities Exchange Act, e sulla base della CFTC Regulation 180.1(a), 17 C.F.R.

Secondo i fondatori di My Big Coin, la CFTC non aveva alcuna competenza a investigare in relazione ad una ICO, poiché si trattava di cryptoassets non equiparabili a commodities. Non trattandosi quindi di “merce” in senso tecnico, i fondatori (e i loro legali) ritenevano che la competenza ad investigare spettasse invece alla SEC (Securities and Exchange Commission).

Se il Giudice chiamato a decidere avesse accolto le richieste dei legali di My Big Coin e dei loro fondatori, si sarebbe determinato un importante precedente in favore dei cryptoasset come valute e non come merce.

Il Giudice del Massachusetts, invece, ha ritenuto nel caso di specie le crypto come delle commodities e per tale motivo ha riconosciuto piena competenza alla CFTC.

La differenza tra la competenza della SEC e quella della CFTC è particolarmente rilevante dal punto di vista delle sanzioni penali qualora trovi applicazione (come nel caso di specie) la normativa in materia di commodities e la competenza del relativo organo di controllo.

E’ bene tuttavia chiarire alcuni aspetti:

  • Il caso si riferirebbe a persone che miravano solo ad ingannare e arricchirsi (i soldi raccolti sono stati spesi per comprare dipinti d’autore, gioielleria e belle macchine e non per finanziare il progetto stesso).
  • Ogni ICO ha una storia così come ogni cryptoasset. Ci sono veramente tante tipologie e la casistica cresce quotidianamente ormai: asset token, reward token, access token, discount token, voucher token, valueless token, e altri token ibridi che possiedono una o più caratteristiche dei token sopra elencati. E’ evidente quindi che non è possibile inquadrare aprioristicamente i cryptoasset come una valuta, un features, una commodity o che altro. Sarà quindi compito dell’interprete nel caso concreto dare una rispoista e quindi valutare l’eventuale competenza di un organo investigativo/governativo piuttosto che di un altro.
  • I fatti sarebbero ancora da dimostrare in via definitiva quindi diamo un, se pur  flebile, beneficio del dubbio ai fondatori di My Big Coin.

Ciò premesso, è evidente comunque che la sentenza pubblicata il 3 ottobre scorso ha sicuramente un impatto notevole nei confronti di tutti coloro che promuovono ICO negli Stati Uniti, i quali dovranno fare sempre più attenzione a quello che dicono, a come lo dicono, a cosa veramente hanno in mente.

Bene fa la CFTC a indagare e condannare coloro che intendono frodare i cittadini. L’importante però è non criminalizzare ogni ICO fatta perché molte di queste sono basate su soluzioni originali e interessanti e che meriterebbero essere affiancate da legali ed esperti aziendali che fungano da valida guida a fondatori spesso troppo entusiasti e impulsivi.

Per maggiori informazioni qui trovate un report della CFTC: https://www.cftc.gov/PressRoom/PressReleases/7820-18.